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Industrial & Product Designer · Torino, Italia
Michele Venisti Designer
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SVILUPPO PRODOTTO

Come sviluppare un nuovo prodotto: dall’idea alla produzione

Dal brief ai prototipi, fino alle scelte produttive: una guida per capire da dove partire, quali decisioni affrontare e come preparare il confronto con un designer.

Da dove cominciare? Per sviluppare un nuovo prodotto occorre definire il bisogno a cui risponde, le persone che lo useranno e i vincoli del progetto. Ricerca, concept, prototipi e verifiche permettono poi di scegliere una soluzione e prepararla alla produzione.

Le fasi non sono una sequenza rigida: materiali, quantità e risultati delle prove possono richiedere di rivedere decisioni precedenti.

1. Definire il problema prima della forma

Un nuovo prodotto può nascere da un’esigenza osservata, da un oggetto da migliorare o dalla volontà di ampliare una collezione. Prima di disegnarlo, serve chiarire quale risultato si vuole ottenere e perché qualcuno dovrebbe sceglierlo.

Il brief raccoglie queste informazioni e diventa il riferimento del lavoro. Non deve contenere già tutte le risposte: deve rendere esplicite le priorità e distinguere i requisiti indispensabili dagli aspetti ancora da esplorare.

  • Utilizzatori e contesto: chi userà l’oggetto, dove e con quali esigenze?
  • Funzioni: cosa deve permettere di fare e quali difficoltà deve risolvere?
  • Mercato e distribuzione: quali alternative esistono e attraverso quali canali sarà proposto?
  • Vincoli: quali quantità, prezzo di vendita, risorse e scadenze sono previsti?

Se queste informazioni non sono ancora ordinate, il percorso Dai forma alla tua idea aiuta a costruire un primo documento da condividere con il designer.

2. Studiare le persone, gli oggetti e il mercato

La ricerca mette alla prova le ipotesi del brief. Osservare come vengono usati i prodotti esistenti, confrontare le soluzioni concorrenti e analizzare le difficoltà ricorrenti aiuta a individuare dove il progetto può offrire un vantaggio concreto.

Non sempre questo richiede una nuova funzione. Un gesto più intuitivo, una presa più comoda, una pulizia più semplice o la possibilità di sostituire un componente possono diventare il punto di partenza del design.

Un esempio: 80 Grammi

Il piatto 80 Grammi mette in relazione due momenti del pasto: dosare gli spaghetti e servirli. Le aperture a V sul bordo consentono di misurare una porzione di circa 80 grammi, mentre il piatto accoglie la pasta una volta cotta. Il progetto mostra come un gesto quotidiano possa suggerire una funzione integrata nella forma dell’oggetto.

80 Grammi: piatto dosatore per spaghetti progettato da Michele Venisti
80 Grammi: dosare e servire nello stesso oggetto. Fotografia: Dario Dinocca.

3. Esplorare le soluzioni e scegliere una direzione

Schizzi, modelli volumetrici e rappresentazioni tridimensionali aiutano a confrontare più risposte allo stesso problema. In questa fase il concept descrive il principio del prodotto: come funziona, come si usa, che presenza ha e quale rapporto costruisce con il marchio.

La scelta non dovrebbe dipendere soltanto dall’immagine più convincente. Occorre confrontare ogni proposta con il brief: utilità, ergonomia, riconoscibilità, fattibilità e costo previsto. È utile annotare sia i motivi della scelta sia gli aspetti che richiedono ancora una verifica.

Forma e gesto: Tritatauro

Nel mortaio Tritatauro, la mezzaluna e la base in marmo bianco di Carrara definiscono un diverso gesto di lavorazione degli ingredienti. Le estremità ispirate alle corna di un toro diventano punti di presa. Funzione e identità visiva si leggono nello stesso elemento, anziché essere affrontate come due problemi separati.

4. Ragionare insieme su materiali, quantità e processi

Il materiale non è soltanto una finitura da scegliere a progetto concluso. Influisce su peso, resistenza, sensazione al tatto, manutenzione e possibilità di lavorazione. Deve essere valutato insieme alla geometria e al processo produttivo.

Anche le quantità cambiano le scelte. Un investimento in attrezzature può essere difficile da sostenere per una piccola serie, ma assumere un peso diverso se distribuito su molti pezzi. Il costo unitario va quindi letto insieme all’investimento iniziale, ai tempi e ai volumi realistici.

Già durante lo sviluppo conviene discutere con i fornitori il numero dei componenti, gli assemblaggi, le finiture e i punti critici di produzione. Una geometria interessante sullo schermo deve poter essere realizzata e ripetuta con la qualità richiesta.

5. Realizzare un prototipo per rispondere a una domanda

Un prototipo è utile quando sappiamo cosa vogliamo verificare. Un modello per valutare l’ingombro non deve necessariamente usare il materiale definitivo; una prova di resistenza o di funzionamento richiede invece caratteristiche coerenti con il test.

Si possono distinguere modelli di forma, prototipi funzionali e campioni più vicini al prodotto finale. Stampa 3D, lavorazioni CNC e altre tecniche sono strumenti da scegliere in base alla verifica, non passaggi obbligatori per ogni progetto.

È importante ricordare che un prototipo non dimostra automaticamente la fattibilità della produzione in serie. Materiali, tolleranze e lavorazioni possono essere diversi. Una prova deve avere criteri chiari: cosa osservare, quale risultato è accettabile e quali modifiche introdurre.

Le verifiche possono portare a rivedere una presa, uno spessore, un accoppiamento o il numero dei componenti. Il valore del prototipo sta anche nel far emergere un problema quando è ancora possibile correggerlo.

6. Preparare il passaggio alla produzione

Quando la direzione è definita, il progetto deve essere approfondito insieme alle competenze tecniche e produttive coinvolte. Disegni, materiali, tolleranze, assemblaggi e campioni diventano riferimenti per realizzare il prodotto.

Le responsabilità vanno concordate: il contributo del designer, l’ingegnerizzazione, la realizzazione delle attrezzature e le verifiche specialistiche possono essere affidati a soggetti diversi. L’incarico deve chiarire quali attività ed elaborati sono inclusi e chi approva i passaggi.

Una pre-serie, quando prevista, permette di osservare il processo reale: montaggio, finiture e ripetibilità. Le eventuali verifiche di conformità dipendono dalla categoria del prodotto e dai mercati di destinazione e devono essere considerate nella pianificazione.

Quanto tempo e quali costi bisogna prevedere?

Non esiste una durata o un prezzo valido per tutti i prodotti. Numero di componenti, novità della soluzione, disponibilità dei fornitori, attrezzature, prove e revisioni possono cambiare sensibilmente il percorso.

Per valutare un preventivo è utile distinguere progettazione, prototipi e test, attrezzature e produzione. Sono voci diverse: il compenso del designer non coincide con il costo complessivo per portare un oggetto sul mercato.

Una proposta chiara indica obiettivi, fasi, elaborati, revisioni comprese, esclusioni e passaggi di approvazione. Se mancano informazioni decisive, può essere opportuno cominciare con una fase di analisi prima di definire tutto lo sviluppo.

Devo avere già disegni tecnici per parlare con un designer?

No. Un problema da risolvere, uno schizzo o un prodotto di riferimento possono bastare per un primo confronto. Sono particolarmente utili le informazioni su utilizzatori, funzioni, quantità previste e obiettivi commerciali.

È necessario scegliere subito il materiale?

Non sempre. Se è un requisito vincolante va comunicato nel brief. Altrimenti è meglio valutarlo insieme a uso, forma, quantità e processo produttivo, confrontando le alternative prima di fissare la scelta.

Qual è il prossimo passo?

Raccogli le informazioni disponibili e segnala apertamente ciò che resta da capire. Puoi usare il percorso guidato per preparare il brief oppure esplorare i progetti dello studio per vedere come forma, funzione e materiali si incontrano in oggetti diversi.

DA DOVE PARTIAMO?

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Metti a fuoco obiettivi, esigenze e vincoli con il percorso guidato per preparare un brief.

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